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Quanto deve esercitarsi un bambino? Minuti al giorno e consigli per i genitori

Di Jonathan Vitali ·

un bambino quanto deve studiare musica

Se cerchi il numero magico — “mio figlio deve esercitarsi X minuti al giorno” — c’è una notizia: quel numero non esiste. Ma non è una scappatoia per non rispondere. Quanto deve esercitarsi un bambino alla batteria dipende da fattori precisi, e una volta individuati la risposta la trovi da solo, cucita su misura. Le due cose da guardare sono l’età del bambino e da quanto tempo suona, cioè se è appena partito o se ha già un po’ di strada alle spalle. Partiamo dall’età.

Bambini 5-8 anni: il ruolo del genitore

A questa età, pensare che il bambino prenda da solo le bacchette, si organizzi l’angolo di studio e si eserciti spontaneamente è fantascienza: gli stai chiedendo un’autonomia che spesso non ha nemmeno per mettere i calzini nel cesto.

E qui la scienza dà ragione ai genitori. Gli esperti di sviluppo usano una regola spannometrica per l’attenzione dei più piccoli: circa due-tre minuti per ogni anno d’età su un compito “imposto” da un adulto. Significa che un bambino di sei anni, su qualcosa che deve fare, regge in media un quarto d’ora scarso. Ma quando l’attività l’ha scelta lui e lo appassiona, quel tempo si allunga moltissimo. Tradotto: se è motivato, alla batteria ci va da solo; se non lo è, non sarà un “vai a studiare” a cambiare le cose.

Il tuo ruolo, quindi, non è fare il controllore. È più semplice e più bello: prepara la postazione e fai in modo che la batteria sia lì, pronta e invitante, perché se ogni volta bisogna montare mezzo set la voglia evapora. Ogni tanto, senza pressione, prova con un “mi fai sentire qualcosa?”: se accetta, sii il pubblico più entusiasta del mondo. Quello che invece non va fatto è forzare. A questa età conta molto di più costruire un bel rapporto con la scuola di musica, il maestro o il laboratorio: un appuntamento settimanale leggero e divertente vale più di qualsiasi esercizio a casa. Ma c’è un’età giusta per iniziare a suonare la batteria?

Bambini 8-12 anni: un minimo di indipendenza (e il trucco della curiosità)

Qui qualcosa cambia. È l’età in cui, un po’ dalla scuola e un po’ dallo sport, il bambino comincia a capire che allenarsi tra una lezione e l’altra serve. Come nel nuoto o nel calcio, si chiede un minimo di indipendenza. Un minimo, però: la musica deve restare leggera e divertente, non diventare un secondo compito di matematica.

Il maestro assegnerà qualche esercizio da portare avanti durante la settimana. E qui c’è un trucco geniale, che sfrutta una risorsa che i genitori hanno di serie: la curiosità. Invece di chiedere “hai studiato?”, fatti spiegare cosa ha capito a lezione. Fatti fare la lezione da lui. Che la spieghi giusta o sbagliata non conta: nel raccontartela ripassa, si sente importante e nove volte su dieci finisce col dirti “aspetta, te lo faccio sentire”. Obiettivo centrato, senza pronunciare la parola “studia”. E vale sempre la regola d’oro: l’accesso allo strumento è tutto. Se si mettono paletti (“solo dalle cinque alle cinque e mezza”, “adesso no”) si rema contro.

Meglio poco e spesso: la pratica distribuita

Una cosa vale per tutte le età, dai cinque ai novantacinque anni: meglio poco e spesso che tanto tutto insieme. Dieci minuti al giorno battono un’ora una volta a settimana, sempre. Non è un’opinione: gli studi sull’apprendimento la chiamano “pratica distribuita”, e mostrano che il cervello fissa meglio quando spalma le cose nel tempo, con delle pause in mezzo, invece di concentrare tutto in un’unica abbuffata. La classica maratona della sera prima serve a poco: tanta fatica e poco che resta.

Lo aveva capito anche uno dei più grandi batteristi di sempre, Buddy Rich, che diceva senza giri di parole come sia una fallacia pensare che più duramente ti alleni, meglio diventi. Il punto non è quanto: è come, e soprattutto con quanta costanza. Il practice pad aiuta anche in questo!

Dai 12 anni in su: la motivazione guida

Qui le carte cambiano ancora. A quell’età un ragazzo che sceglie un percorso di solito è motivato sul serio: non c’è più da convincerlo. Gli insegnanti apriranno diverse “materie” e a casa ci sarà sempre qualcosa su cui lavorare. Il segnale a cui prestare attenzione è semplice: se non lo vedi sedersi alla batteria almeno una o due volte a settimana, probabilmente c’è qualcosa che non gira nel percorso. Niente allarmismi: parlane con l’insegnante, che quasi sempre sa già come rimetterlo in carreggiata.

E se smette di colpo? Non farti prendere dal panico

Capita: tuo figlio suona, fila tutto liscio, e da un giorno all’altro non tocca più la batteria. Prima cosa, respira: può essere del tutto fisiologico. Poi parlagli, chiedigli perché. Se sa darti una spiegazione, sei a metà dell’opera. Se invece ti risponde “non lo so”, è probabile che sia uno di questi tre motivi.

Il primo è la demotivazione: sta affrontando qualcosa di difficile, non vede risultati subito e accantona. Capita a ogni musicista del pianeta. Il rimedio è non insistere sullo stesso muro: per un periodo si cambia argomento, si stacca la testa da quel concetto, e quasi sempre tornando sul punto qualche settimana dopo lo si supera, con un’iniezione di fiducia preziosa.

Il secondo è la stanchezza: scuola, catechismo, nuoto, pallavolo, la somma di tutto prosciuga tempo ed energie. Per studiare con qualità servono calma, tempo e concentrazione, e non puoi chiedere a un bambino appena rientrato distrutto da una partita di mettersi alla batteria. In questi casi, se si può, si taglia qualcosa. E ricorda: nella fascia 5-8 anni lo studio a casa non è neppure indispensabile, quindi se la musica è ciò che ama, semmai è il resto a cedere il posto.

Il terzo è la disaffezione, cioè la perdita di slancio. È il caso più delicato, da valutare insieme a chi lo segue, facendosi tre domande. Quanto studiava a casa prima? Se prima studiava e ora no, siamo probabilmente ai primi due motivi, e si recupera. È cambiato qualcosa, come scuola, maestro o orari? In tal caso un periodo di assestamento è normale, ma se dopo un tempo ragionevole la musica non riparte il segnale non è buono. E soprattutto: dal maestro ci va volentieri? Se sì, si parla con l’insegnante per alleggerire o cambiare il piano; se no, probabilmente è arrivato il momento di prendersi una pausa. E va benissimo così. Se invece pensi che lo strumento sia inadatto o c’entri qualcosa ti suggerisco di spendere due minuti e leggere qui.

L’obiettivo vero

Alla fine il traguardo non è un figlio che si esercita tanto, ma un figlio che ama quello che fa. Un bambino che suona con piacere il suo tempo lo trova da solo; uno costretto lo perde, e con il tempo perde la passione. Nelle lezioni di musica si lavora proprio in questa direzione: far nascere la voglia, perché è da lì che arriva la costanza.

Quanti minuti al giorno deve esercitarsi un bambino alla batteria?

Non esiste un numero fisso valido per tutti. Conta più la continuità della durata: meglio pochi minuti al giorno, con costanza, che un’unica lunga sessione a settimana. Per i più piccoli bastano pochi minuti, senza forzare.

Meglio esercitarsi poco e spesso o tanto in una volta sola?

Poco e spesso, senza dubbio. La “pratica distribuita” nel tempo, con pause tra una sessione e l’altra, aiuta il cervello a fissare meglio ciò che si impara, molto più di una lunga maratona concentrata in un solo giorno.

Come posso spronare mio figlio senza forzarlo?

Prepara la postazione sempre pronta e invitante, mostrati un pubblico entusiasta quando ti fa sentire qualcosa e, con i più grandi, fatti spiegare cosa ha imparato a lezione. Evita invece obblighi e orari rigidi, che spengono la voglia.

Un bambino di 5-8 anni deve esercitarsi a casa tutti i giorni?

No, a questa età lo studio a casa non è indispensabile. Pesa di più un appuntamento settimanale piacevole con il maestro o il laboratorio. Se il bambino è motivato suonerà spontaneamente; altrimenti non va forzato.

Cosa faccio se mio figlio smette all’improvviso di suonare?

Niente panico: può essere normale. Parlagli e cerca di capire il motivo. Spesso si tratta di demotivazione, stanchezza per troppi impegni o calo di interesse: nei primi due casi si recupera cambiando approccio o alleggerendo gli impegni; nel terzo conviene confrontarsi con l’insegnante.

Dai 12 anni in su, quanto dovrebbe suonare?

A quell’età la motivazione guida da sola e gli esercizi assegnati sono più impegnativi. Un buon riferimento è vederlo alla batteria almeno una o due volte a settimana: se non accade, è utile parlarne con l’insegnante per capire cosa non sta funzionando.

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